Il primo obiettivo che si pone qualunque psicoterapia, indipendentemente dall’approccio teorico di riferimento, è quello di star bene con se stessi e conseguentemente con gli altri. Per raggiungere tale obiettivo, è fondamentale conoscere se stessi e la propria storia di vita, per indagare e riscoprire modelli familiari, schemi relazionali, credenze e pensieri che sono alla base della nostra esistenza individuale e che, per questo, si attivano, spesso, in maniera inconsapevole e automatica. Quante volte ci sarà capitato di assumere comportamenti simili ai nostri genitori o di pensare allo stesso modo rispetto ad una certa situazione? Si dà per scontato che quello sia l’unico modo possibile di comportarsi e pensare oppure non ci si accorge della somiglianza tra tali comportamenti e pensieri, ma, quando lo si osserva insieme, in un contesto protetto, che consente di riflettere su di sé a fondo, si assume la consapevolezza di tali meccanismi.

La consapevolezza è il punto di partenza per comprendere se stessi, i propri tratti di personalità, i modelli di riferimento e soprattutto per individuare che cosa ci fa soffrire oggi. Spesso il passato torna a tormentarci attraverso ricordi, pensieri, sogni o si riattiva nel presente attraverso gli stessi copioni che si mettono in atto nel presente con le persone che ci circondano, nonostante siano frutto del passato. A volte si pensa che sia colpa della sfortuna se incontro sempre la persona sbagliata o se tutte le esperienze lavorative finiscono nello stesso modo. Ma se la sfortuna non c’entrasse? Se ciò dipendesse da propri schemi mentali e di comportamento, divenuti ormai automatici?

Lo scopo della psicoterapia, una volta raggiunta la consapevolezza, è quello di tentare di modificare schemi e modelli che risultano ormai dannosi e disfunzionali nel presente, nonostante nel passato fossero probabilmente utili e funzionali. Ad esempio, se in famiglia mi è stato insegnato a non replicare, a non dire la mia opinione altrimenti questo avrebbe comportato cattive conseguenze, ho imparato da piccolo a subire e ad assumere un atteggiamento passivo di fronte agli altri; ciò nell’infanzia ha funzionato, mi ha permesso di sopravvivere in un contesto in cui non era concesso fare altrimenti; ma ora, da adulti, in altri contesti e con altre persone, non siamo obbligati ad assumere la stessa strategia, che probabilmente oggi ci provoca rabbia, frustrazione e sofferenza. 

Alla luce di questo, è facile comprendere come possa essere utile richiedere un consulto psicologico per molteplici motivi: dalle difficoltà di gestione della quotidianità stressante ai problemi di coppia, dai disturbi del sonno a quelli di ansia, dai vissuti di inadeguatezza a quelli di non amabilità, ecc.